Neurocosmesi di nuova generazione: test e claim
Perché oggi si parla di neurocosmesi?
Negli ultimi due anni la neurocosmesi è diventata uno dei temi più ricercati nel settore beauty.
Secondo i dati Euromonitor, il 58% dei consumatori vive quotidianamente livelli di stress da moderati a estremi.
Lo stress percepito si ripercuote direttamente sulla pelle attraverso:
- aumento di infiammazione,
- peggioramento della barriera cutanea,
- alterazioni del microbiota,
- maggiore sensibilità,
- peggioramento di condizioni come acne o rosacea.
In questo contesto nasce la nuova generazione di prodotti che non si limita a idratare o proteggere, ma studia il rapporto profondo tra pelle, sistema nervoso e benessere emotivo.
Neurocosmesi: definizione scientifica (oltre i claim)
Per neurocosmesi si intende l’insieme di prodotti cosmetici formulati per:
- interagire con i recettori cutanei del sistema nervoso periferico
- modulare la percezione sensoriale (comfort, prurito, fastidio)
- ridurre lo stress cutaneo e migliorare il benessere percepito
- influenzare parametri emotivi o cognitivi attraverso stimoli sensoriali controllati
Non si tratta di “agire sul cervello”, bensì di influenzare la rete neurocutanea, ossia i recettori e i mediatori presenti nell’epidermide.
Lo Skin–Brain Axis: la pelle che “parla” al sistema nervoso
La pelle è un organo neuroendocrino.
Nel derma e nell’epidermide sono presenti:
- recettori nocicettivi (dolore)
- recettori TRP (temperatura, sensazioni tattili)
- fibre nervose sensoriali
- neuropeptidi (come la sostanza P)
- recettori olfattivi cutanei
- mediatori dello stress (cortisolo locale)
Questo sistema permette alla pelle di “rispondere” a stimoli di:
- texture
- temperatura del prodotto
- massaggio e applicazione
- profumo
- ingredienti neuromodulatori
La neurocosmesi agisce proprio su questo network.
Attivi neurocosmetici: la nuova generazione
La ricerca sta identificando ingredienti capaci di modulare recettori sensoriali, infiammazione neurogenica, stress ossidativo e percezioni emozionali.
Peptidi neuromodulatori
Utilizzati per:
- migliorare sensazione di comfort e tollerabilità,
- ridurre il fastidio cutaneo,
- modulare le fibre sensoriali.
Esempi:
- Acetyl Hexapeptide-8 → effetto distensivo, agisce su SNARE
- Tripeptidi biomimetici → riduzione del rossore
- Neuropeptidi vegetali → modulazione recettoriale
Attivi botanici neuro-calming
Estratti con dati neuroscientifici su:
- recettori TRPV1,
- risposta allo stress cutaneo,
- neuroinfiammazione.
Tra i più studiati:
- Centella asiatica (madecassoside)
- Ashwagandha (withanoloidi)
- Melissa officinalis (effetto calmante)
- Camomilla (apigenina)
- Magnolia (magnolol)
Postbiotici e fermentati
Modulano:
- stress ossidativo,
- integrità barriera,
- protezione dei neuroni cutanei.
Attivi emozionali
Legati a profumazioni naturali o composti aromatici che mostrano attività misurabile su benessere percepito, ansia leggera e comfort.
Neurocosmesi emozionale: il ruolo di texture, profumo e sensorialità
Secondo Euromonitor, il 2026 sarà l’anno della zona di comfort cosmetica.
Il consumatore chiede prodotti che:
- rilassano,
- offrono una sensorialità piacevole,
- semplificano la routine,
- generano benessere immediato.
Le aziende stanno lavorando su:
- texture cold-effect o “cocoon”,
- profumi naturali con evidenze neuroscientifiche,
- colori e packaging che stimolano sensazioni piacevoli.
Questa parte è cruciale perché il cervello “interpreta” la skincare come un rituale emotivo.
Claim neurocosmetici: cosa si può dire?
Il Reg. 655/2013 impone che ogni claim sia:
- veritiero,
- supportato da prove,
- coerente con la funzione cosmetica.
Sono ammissibili claim come:
- “riduce la sensazione di discomfort”
- “aiuta la pelle a gestire lo stress”
- “promuove una sensazione di benessere cutaneo”
- “texture rilassante”
- “fragranza calmante”
Sono invece non ammessi:
- claim che implicano un’azione sul sistema nervoso centrale,
- claim terapeutici su ansia, depressione, stress psicologico,
- claim di tipo neuro-attivo “clinico”.
Serve sempre:
- test di efficacia (in-vivo, sensoriali, emozionali)
- analisi strumentali
- proof of concept neuroscientifici
Come si dimostra scientificamente l’attività neurocosmetica? I nuovi test emozionali
La neurocosmesi sta portando nel cosmetico strumenti prima confinati alla ricerca medica:
EEG (elettroencefalografia)
Valuta pattern cerebrali associati a relax, focus, piacere.
fNIRS
Analizza l’ossigenazione della corteccia frontale durante stimoli cosmetici.
Misure biometriche
- frequenza cardiaca
- variabilità cardiaca (HRV)
- conduttanza cutanea
Neurosensory mapping
Misura percezioni soggettive:
- comfort
- freschezza
- rilassamento
- piacevolezza
Test strumentali classici
- TEWL
- arrossamento
- infiammazione
- parametri barriera
Trend 2026: dalla neurocosmesi all’emotional biotech beauty
Secondo Euromonitor, nei prossimi due anni vedremo:
Skincare emozionale
Texture, profumi naturali, calming beauty.
Neuro-attivi biotech
Peptidi e fermentati che modulano stress cutaneo.
Dispositivi + skincare
Maschere LED, app integrative, monitoraggio parametri benessere.
Personalizzazione emotiva
Prodotti pensati per mood diversi: relax, energy, focus.
“Biotech consumer”
Il 49% dei consumatori è disposto a spendere di più per prodotti:
Conclusioni: perché la neurocosmesi guiderà il beauty dei prossimi 3 anni
Perché intercetta tutti i trend del momento:
- benessere psicofisico,
- consumatore stressato,
- personalizzazione,
- tecnologia,
- ingredienti biotech,
- sensorialità e ritualità.
La neurocosmesi non è una moda: è la risposta scientifica a un bisogno reale di equilibrio e comfort.
Il futuro della skincare sarà sempre più emozionale, biomimetico e tecnologicamente misurabile.
Leggi anche il nostro articolo su neurocosmesi e skinwellness.