Senza e free from sono claim legali? Guida per i cosmetici
“Senza…” e “free from” nei cosmetici: chiarimenti delle autorità francesi.
Perché i claim “senza…” e “free from” sono diventati un tema critico
Negli ultimi anni le affermazioni “senza…” (o free-from claims) si sono moltiplicati: “senza parabeni”, “senza siliconi”, “senza allergeni”, “senza interferenti endocrini”, ecc.
In Francia, l’entrata in applicazione (dal 1° luglio 2019) di due riferimenti “di sistema” ha aumentato controlli, dubbi e interpretazioni:
- il Technical Document on Cosmetic Claims (documento tecnico europeo di supporto all’applicazione del Reg. 655/2013),
- la Raccomandazione ARPP “Produits cosmétiques” v8 (autoregolamentazione pubblicitaria francese).
Il punto chiave era (ed è): come avrebbero interpretato queste indicazioni le autorità di controllo durante le ispezioni?
Una risposta operativa è arrivata con le raccomandazioni congiunte DGCCRF + ANSM sulle claim “senza…”, rivolte a produttori, importatori e distributori di cosmetici venduti in Francia.
Base normativa: cosa usano davvero le autorità per valutare le claim “senza…” e “free from”
DGCCRF e ANSM ricordano che le valutazioni si fondano su:
- Regolamento (CE) 1223/2009, in particolare l’art. 20 (claim non ingannevoli e corretta informazione al consumatore);
- Regolamento (UE) 655/2013 (6 criteri comuni: conformità legale, veridicità, supporto probatorio, onestà, correttezza, scelta informata);
- norme generali del Codice del consumo (informazione corretta e non fuorviante).
E sottolineano un concetto importante per chi fa regulatory e marketing:
- il documento tecnico UE non è un atto normativo vincolante della Commissione,
- l’ARPP è autoregolamentazione,
ma la base normativa consente alle autorità di contestare e rimuovere claim “insincere, fuorvianti o ambigue” che ostacolano la scelta consapevole.
I claim “free-from” o “senza” sono sempre vietati? No, ma non sono mai “neutri”
Un equivoco diffuso è che dal 2019 sia “finita l’era dei senza…”. Le autorità francesi chiariscono invece che non vanno escluse a priori quando forniscono informazioni utili, comprensibili e affidabili al consumatore (criterio della “scelta informata”).
Allo stesso tempo, DGCCRF e ANSM evidenziano che la proliferazione di “senza…” può:
- alimentare sfiducia,
- ridurre la leggibilità delle informazioni,
- suggerire implicitamente che ingredienti autorizzati siano “cattivi” (effetto denigratorio).
Cosa risulta “vietato” secondo la lettura DGCCRF + ANSM (esempi)
Le autorità forniscono esempi “a titolo illustrativo” (non sostituiscono il giudice), ma molto utili per capire cosa è ad alto rischio in ispezione.
1) “Senza…” su caratteristiche già imposte dalla legge o su sostanze vietate
Esempi tipici:
- “Non testato su animali” (in UE il divieto è già normativo: claim considerato fuorviante/ovvio);
- “Senza corticosteroidi” (se riferito a sostanze vietate o non pertinenti).
2) “Senza…” non verificabili (troppo vaghe o scientificamente indimostrabili)
Esempi citati:
- “Senza interferenti endocrini” (assenza di definizione univoca/operativa e claim troppo impreciso);
- “Senza allergeni” (ogni sostanza può essere potenziale allergene: claim assoluto e ingannevole).
📌 Nota utile: le autorità indicano che “ipoallergenico” può essere accettabile solo se il prodotto è progettato per minimizzare il potenziale allergenico e se esiste evidenza a supporto.
3) “Senza…” su sostanze regolamentate e chiaramente identificabili in INCI (effetto denigratorio)
Esempi:
- “senza triclosan”
- “senza paraffina”
- “senza sodium laureth sulfate”
Motivazione: oltre all’effetto denigratorio, il consumatore può identificarle in INCI, quindi l’utilità informativa è debole.
4) “Senza…” su famiglie/gruppi con sostanze alcune vietate e altre consentite (rischio confusione/paura)
Esempi spesso contestati:
- “senza parabeni”
- “senza ftalati”
- “senza nanomateriali”
- “senza biossido di titanio” (dipende da forma/uso: nano/non-nano; filtro UV/colorante)
- “senza sali di alluminio” in deodoranti “non antitraspiranti” (può diventare messaggio confusivo sul tipo di prodotto).
Cosa può essere “tollerato” (se utile e dimostrabile): esempi pratici di senza e free from
DGCCRF e ANSM aprono alla tollerabilità di alcuni claim “senza…” quando:
- aiutano una scelta informata per target specifici (allergie, pelle sensibilizzata, stile di vita, convinzioni),
- e soprattutto quando la sostanza/classe è difficile da identificare dal sola INCI,
- e l’assenza è verificabile e documentabile.
Esempi citati come potenzialmente accettabili (con condizioni):
- Senza alcol
- Senza ingredienti di origine animale (approccio “vegan equivalent”)
- Senza sapone (solo se nessun ingrediente deriva da saponificazione)
- Senza profumo (solo se non è presente alcuna sostanza profumante, indipendentemente da altre funzioni)
- Senza coloranti (meglio specificare “senza coloranti aggiunti” / “senza coloranti artificiali”)
- Senza conservanti (attenzione: anche sostanze non in Allegato V possono avere effetto antimicrobico “protettivo”, es. alcol)
- Senza tensioattivi solfatati / senza siliconi / senza oli minerali o sintetici (valutazione caso per caso: utilità e non-denigrazione).
La DGCCRF, in una scheda informativa anche lato consumatore, menziona inoltre esempi come “senza acetone” per solventi/unghie (come da allegato tecnico).
Checklist operativa per aziende: come gestire una claim “senza…” in modo robusto
Prima di approvare “senza X”, chiediti (e documenta) se le tue affermazioni sono:
- È verificabile?
Hai specifiche materie prime + COA + razionale formulativo per dimostrare “assenza”? - È utile per la scelta informata?
Il consumatore non può già capirlo facilmente dall’INCI? Oppure è un target claim (pelle sensibilizzata, lifestyle)? - È non denigratoria?
Evita di suggerire che prodotti conformi siano “meno sicuri”. - È precisa?
I claim assoluti (“senza allergeni”, “senza interferenti endocrini”) sono ad alto rischio perché vaghi o scientificamente insostenibili. - È coerente con il criterio dei “Common Criteria” (Reg. 655/2013)?
In particolare: veridicità, supporto probatorio, scelta informata.
Implicazioni per chi vende fuori dalla Francia per utilizzare claim senza e free from
Le raccomandazioni DGCCRF + ANSM sono riferite al mercato francese e alla prassi di controllo locale. Tuttavia, sono estremamente utili anche per chi opera in Italia/UE perché:
- riflettono un’interpretazione “di enforcement” dei criteri comuni,
- anticipano contestazioni tipiche (vaghezza, denigrazione, claim su obblighi di legge).
Se un brand comunica in più Paesi, è spesso più efficiente progettare un set claim “senza…” che regga anche ai controlli più restrittivi.
Conclusioni
I claim “senza…” non sono automaticamente illegali, ma non sono nemmeno “claim facili”. In Francia, DGCCRF e ANSM:
- scoraggiano la proliferazione indiscriminata,
- contestano claim vaghe o non verificabili,
- limitano claim denigratorie verso ingredienti autorizzati,
- tollerano alcune claim “senza…” se davvero utili e dimostrabili.
Leggi anche: https://scienzacosmetica.com/cosmetologia/i-claim-cosmetici-cosa-sono-e-quali-norme-li-regolano/