Microplastiche nei cosmetici: normativa aggiornata
Cosa si intende per microplastiche nei cosmetici?
Il tema delle microplastiche nei cosmetici è passato in pochi anni da argomento ambientale emergente a priorità regolatoria europea.
Nel contesto normativo UE, la definizione di microplastica deriva dalla restrizione REACH introdotta dal Regolamento (UE) 2023/2055, che modifica l’Allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH).
Per microplastiche si intendono:
particelle di polimeri sintetici solide, insolubili e non biodegradabili, inferiori a 5 mm, aggiunte intenzionalmente ai prodotti.
Non si parla quindi solo di “microbeads esfolianti”, ma di una categoria molto più ampia che può includere:
- glitter plastici
- polveri polimeriche
- microsfere
- alcuni polimeri solidi usati come agenti filmanti o texturizzanti
Perché le microplastiche sono state regolamentate
Le microplastiche rappresentano un problema ambientale persistente:
- non sono biodegradabili in tempi brevi
- si accumulano negli ecosistemi acquatici
- entrano nella catena alimentare
- contribuiscono all’inquinamento marino
La restrizione europea nasce dall’obiettivo di ridurre l’emissione intenzionale di microplastiche nell’ambiente, stimata in decine di migliaia di tonnellate all’anno.
Il Regolamento (UE) 2023/2055: cosa prevede
Dal 17 ottobre 2023 è entrata in vigore la restrizione sulle microplastiche intenzionalmente aggiunte.
Divieti immediati dal 2023
Per i cosmetici:
- Divieto immediato di immissione sul mercato di microplastiche sfuse
- Divieto di vendita di glitter plastici non biodegradabili venduti come tali
Periodi transitori per i cosmetici
Il legislatore ha previsto periodi di adattamento per consentire la riformulazione:
- 4 anni per cosmetici da risciacquo contenenti microplastiche
- 6 anni per cosmetici leave-on (es. creme, make-up)
- 12 anni per prodotti per unghie
Le scadenze si estendono progressivamente fino al 2035, a seconda della categoria.
Le microplastiche vietate sono tutti i polimeri?
No. Questo è un punto cruciale.
Non tutti i polimeri sono vietati.
La restrizione riguarda:
✔ polimeri sintetici solidi
✔ insolubili
✔ non biodegradabili
✔ aggiunti intenzionalmente
Sono esclusi, ad esempio:
- polimeri solubili
- polimeri biodegradabili secondo criteri specifici
- polimeri naturali modificati in determinate condizioni
La valutazione è quindi caso per caso, con analisi tecnica approfondita.
Impatto sulle formulazioni cosmetiche
Le categorie più coinvolte sono:
- scrub ed esfolianti
- glitter e make-up decorativo
- prodotti con effetto soft-focus
- alcuni primer e fondotinta
- prodotti con agenti filmanti solidi
Le aziende stanno:
- sostituendo microplastiche con alternative minerali o naturali
- sviluppando polimeri biodegradabili
- riformulando sistemi di texture e sensorialità
Questo comporta sfide su:
- stabilità
- performance
- claim
- costo formulativo
Obblighi per le aziende cosmetiche
Le aziende devono:
- Verificare se i polimeri presenti rientrano nella definizione di microplastica
- Documentare la valutazione tecnica
- Pianificare la riformulazione entro le scadenze
- Monitorare gli aggiornamenti ECHA
In alcuni casi sono previsti anche obblighi di reporting.
Per il regulatory affairs questo significa:
- revisione delle specifiche materie prime
- dialogo con i fornitori
- aggiornamento del PIF
- controllo claim ambientali
Microplastiche e greenwashing
La restrizione ha generato un aumento di claim come:
- “microplastic free”
- “senza plastica”
- “plastic free formula”
Attenzione però:
Non tutti i polimeri sono microplastiche secondo la definizione REACH.
Un claim non correttamente strutturato può configurare greenwashing.
Con l’entrata in vigore della Direttiva Green Claims (in fase di implementazione), la dimostrazione oggettiva del claim ambientale diventa centrale.
Stato attuale (2026): dove siamo?
Ad oggi:
- Il regolamento è pienamente in vigore
- I primi divieti sono già attivi
- Le aziende sono nella fase di riformulazione per le categorie con periodo transitorio
- ECHA continua a pubblicare chiarimenti tecnici interpretativi
Il focus si sta spostando su:
- biodegradabilità reale dei polimeri alternativi
- valutazione LCA delle alternative
- impatto complessivo di sostituzione
Il rischio è sostituire una microplastica con un’alternativa meno persistente ma con impatto ambientale complessivo superiore.
Microplastiche: la sfida non è solo normativa
La gestione delle microplastiche rappresenta oggi un punto di intersezione tra:
- normativa REACH
- Regolamento cosmetico 1223/2009
- strategia UE per la plastica
- comunicazione ambientale
- sostenibilità aziendale
Non è solo una questione di divieto, ma di:
- riprogettazione formulativa
- innovazione tecnologica
- gestione del rischio regolatorio
- credibilità ambientale
Conclusioni
La restrizione europea sulle microplastiche ha segnato un punto di svolta nella regolazione dei polimeri sintetici nei cosmetici.