Upcycling e cosmesi: ingredienti da scarti agricoli
Upcycling e cosmesi: di cosa si tratta
Negli ultimi anni l’upcycling è diventato una delle parole chiave più rilevanti nel settore cosmetico. Non si tratta solo di una tendenza “green”, ma di un approccio completamente nuovo: valorizzare scarti e sottoprodotti dell’industria alimentare trasformandoli in ingredienti cosmetici funzionali, sicuri e conformi dal punto di vista regolatorio.
L’upcycling rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti per contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, riducendo sprechi, ottimizzando le risorse e migliorando l’impatto ambientale delle filiere cosmetiche.
Cos’è l’upcycling in cosmetica (e perché è diverso dal riciclo)
In ambito cosmetico, per upcycling si intende il riutilizzo di scarti o sottoprodotti di altre filiere (in particolare alimentari e agro-industriali) per ottenere ingredienti a maggiore valore funzionale rispetto al materiale di partenza.
A differenza del semplice riciclo:
- non si recupera solo materia,
- ma si estraggono molecole bioattive con un ruolo funzionale documentato,
- spesso con processi brevettati o altamente tecnologici.
Agave: dalla tequila alla cosmetica
Un esempio di upcycling dai cosmetici è l’agave. L’agave è una pianta grassa utilizzata da secoli, già dalla civiltà azteca, per la produzione di distillati come la tequila e per la realizzazione di fibre vegetali estremamente resistenti, impiegate nella creazione di corde, cesti e tessuti. Ancora oggi, la lavorazione industriale dell’agave genera ingenti quantità di scarti, in particolare durante la fase di decorticazione delle foglie.
Nel caso di Agave sisalana, questi sottoprodotti sono costituiti da fibre ricche di polisaccaridi e frutto-oligosaccaridi, molecole di grande interesse per l’industria cosmetica. Studi recenti hanno proposto l’utilizzo di tali scarti come materia prima upcycled per lo sviluppo di nanoemulsioni cosmetiche ad azione idratante, capaci di migliorare la funzionalità della barriera cutanea.
Parallelamente, un recente brevetto ha descritto l’impiego di estratti di Agave tequilana in ambito tricologico. Gli estratti, ottenuti da scarti della filiera della tequila, sono stati incorporati in diverse formulazioni cosmetiche – siero, shampoo e balsamo – dimostrando un miglioramento significativo della lucentezza e dell’aspetto dei capelli.
Dal punto di vista biologico, tali formulazioni hanno mostrato:
- stimolazione del rinnovamento dei cheratinociti del cuoio capelluto,
- miglioramento del microcircolo cutaneo,
- stimolazione della migrazione delle cellule endoteliali,
- supporto al ciclo di crescita del follicolo pilifero.
Questi risultati rendono l’agave un esempio emblematico di come gli scarti agro-industriali possano essere trasformati in ingredienti cosmetici funzionali, con applicazioni concrete nella cura dei capelli e dello scalpo
Banana: uno scarto ad alto valore cosmetico
Anche la banana, uno dei frutti più diffusi a livello globale, rappresenta una fonte interessante di sottoprodotti valorizzabili in cosmetica, un altro virtuoso esempio di upcycling in cosmesi. In particolare, bucce e polpa, normalmente destinate allo scarto, contengono numerose sostanze bioattive di interesse funzionale, tra cui fitosteroli, polifenoli e acidi grassi polinsaturi.
Un’azienda con sede in Martinica ha sviluppato e brevettato un processo di upcycling per la conversione in ingredienti cosmetici di composti bioattivi estratti dalla buccia e dalla polpa di banane verdi, gialle e rosa, appartenenti alla famiglia delle Musaceae. Questo approccio consente di valorizzare diverse varietà di banana, ampliando il potenziale applicativo degli scarti agro-alimentari.
A partire da tali ingredienti upcycled è stata sviluppata una linea completa di prodotti per la cura della pelle, comprendente:
- esfolianti,
- tonici,
- creme viso,
- oli,
- balsami per le labbra.
Le formulazioni ottenute sono caratterizzate da proprietà rassodanti, anti-età e depigmentanti, rendendo la banana un esempio concreto di come uno scarto alimentare possa essere trasformato in un ingrediente cosmetico multifunzionale.
Collagene marino dagli scarti ittici: un virtuoso esmepio di upcycling e cosmesi
La pesca, l’acquacoltura e la lavorazione industriale del pesce generano grandi quantità di sottoprodotti, tra cui pelle, squame, lische e visceri, che possono essere valorizzati attraverso processi di upcycling per ottenere proteine strutturali, acidi grassi e micronutrienti.
Tra queste biomolecole, il collagene marino riveste un ruolo di particolare interesse per l’industria cosmetica. Il collagene è una proteina strutturale fondamentale dei tessuti connettivi e, in ambito cosmetico, è ampiamente utilizzato per:
- migliorare l’elasticità cutanea,
- aumentare l’idratazione della pelle,
- rendere la cute più morbida e luminosa,
- supportare il rinnovamento della matrice extracellulare.
Studi condotti su collagene estratto dalla pelle di pesci destinati al consumo alimentare, come l’ippoglosso nero o halibut (Reinhardtius hippoglossoides), hanno dimostrato come questo ingrediente possa essere efficacemente utilizzato in formulazioni cosmetiche idratanti. Preparazioni contenenti collagene marino in concentrazioni comprese tra 0,1 e 0,5% p/v sono state incorporate in idrogel cosmetici e sottoposte a valutazioni di stabilità, compatibilità formulativa e sicurezza.
Le formulazioni testate hanno mostrato:
- buona stabilità fisico-chimica,
- pH compatibile con l’applicazione cutanea,
- assenza di citotossicità fino a concentrazioni di 10 mg/mL su fibroblasti,
- effetto idratante misurabile fino a 8 ore, valutato mediante corneometria su volontari umani.
I risultati hanno evidenziato un miglioramento significativo dell’idratazione cutanea, senza una chiara correlazione dose-dipendente nel range di concentrazioni testate, confermando il ruolo del collagene marino come ingrediente funzionale idratante.
Dal punto di vista della sostenibilità, il collagene di origine marina rappresenta una valida alternativa a quello bovino e suino, particolarmente rilevante in contesti in cui l’uso di derivati di mammifero è limitato per motivi etici, religiosi o di filiera.
Seguici per il prossimo articolo con altri esempi di upcycling e cosmesi.
Bibliografia consultata
Giovannelli L, Picco A. Recenti sviluppi della ricerca nelle Università. Cosm Tech. (2023) 26 (6): 28-32.
Giovannelli L, Picco A. Potenzialità cosmetiche degli scarti agroalimentari e ittici. Cosm Tech. (2023) 26 (4): 36-40.
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