Cipria: storia, ingredienti e il caso talco
Dal portacipria della nonna al talc-free
Un portacipria dorato, un piumino morbido, un profumo dolce e inconfondibile. Per molte di noi la cipria è un ricordo d’infanzia, uno dei pochi cosmetici che le nonne tenevano sempre a portata di mano.
Oggi la cipria è tornata di moda: il baking, le polveri fissanti, le formule “blur” e soprattutto la ricerca di prodotti talc-free. Ma cosa c’era in quella polvere nel corso della storia? E cosa c’è oggi?
In questo articolo ripercorriamo 3000 anni di polvere sul viso: dal piombo delle matrone romane agli ingredienti delle formule moderne, fino ai temi regolatori che fanno ancora discutere.
In breve: la cipria è una polvere cosmetica che uniforma l’incarnato e riduce la lucidità. Nell’antichità conteneva piombo, oggi è formulata con talco o alternative come amidi, silice e caolino, mica per la luminosità e ossidi di ferro per il colore. Il talco è sotto esame in Europa per una possibile classificazione come cancerogeno.
Perché si chiama cipria?
Il nome viene da “polvere di Cipro”, in francese poudre de Chypre. In origine era una polvere profumata a base di licheni e muschio di quercia macinati, arricchita di essenze. Si usava soprattutto per profumare capelli e parrucche.
Solo col tempo il nome è passato alla polvere per il viso che conosciamo oggi.
Storia della cipria: 3000 anni di polvere sul viso
Antichità: il mito della pelle chiara
In Grecia e a Roma un incarnato pallido era segno di nobiltà: significava non lavorare sotto il sole. Per ottenerlo si usavano gesso, argille bianche e soprattutto la cerussa, cioè carbonato di piombo. Bellissima sulla pelle, tossica per l’organismo.
Oriente: la polvere di riso
In Cina e in Giappone le polveri bianche si ricavavano anche dall’amido di riso. Il celebre oshiroi delle geishe, però, per secoli è stato prodotto anche con piombo e mercurio, finché nel Novecento quelli al piombo vennero vietati.
Rinascimento: la biacca di Venezia
Nel Cinquecento la Venetian ceruse, piombo bianco mescolato ad aceto, era il segreto delle dame europee, regina Elisabetta I compresa. Il risultato era una pelle di porcellana, ma con il tempo arrivavano danni cutanei, perdita dei capelli e avvelenamento.
Settecento: il secolo della polvere
La cipria è ovunque: su viso, capelli e parrucche. Per le acconciature si usavano amidi di grano, di riso o di patate, profumati con iris e altre essenze. In Inghilterra la mania fu tale che nel 1795 venne introdotta una tassa sulla cipria per capelli.
Ottocento: “polvere di riso” senza riso
Tra Ottocento e primo Novecento “polvere di riso” diventa un nome commerciale elegante, che evoca raffinatezza ed esotismo. Spesso però dentro c’erano talco, gesso, caolino, ossido di zinco o sali di bismuto, e il riso compariva solo in etichetta. Il nome vendeva più degli ingredienti.
La svolta dell’ossido di zinco
Dalla metà dell’Ottocento l’ossido di zinco sostituisce gradualmente il piombo: è bianco, coprente e molto più sicuro. Negli anni Venti arrivano le ciprie compatte nei portacipria da borsetta e le prime tonalità pensate per incarnati diversi. Sono gli antenati dei portacipria che ritroviamo nei cassetti delle nostre nonne.
Ingredienti della cipria: cosa c’è dentro oggi
Una cipria moderna è una miscela di polveri, ognuna con un ruolo preciso: dare scorrevolezza, opacizzare, illuminare, colorare, tenere compatta la polvere. Ecco i protagonisti e le loro storie regolatorie.
Talco nella cipria: perché fa discutere
Il talco (silicato di magnesio idrato) è da oltre un secolo il re delle ciprie: morbido, scorrevole e opacizzante. È anche l’ingrediente più discusso.
Il primo tema è la possibile contaminazione da amianto, presente in alcuni giacimenti accanto al talco. Il secondo riguarda il talco stesso: la IARC lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2A). In Europa il Comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA (RAC) ha raccomandato di classificarlo come cancerogeno di categoria 1B e STOT RE 1 ai sensi del Regolamento CLP.
Se questa classificazione verrà inserita nell’Allegato VI del CLP, l’art. 15 del Regolamento (CE) 1223/2009 ne vieterebbe l’uso nei cosmetici, salvo deroghe. Non tutti concordano: nel Regno Unito l’HSE ha concluso che il talco non giustifica una classificazione come cancerogeno. È uno dei motivi per cui le formule talc-free sono in crescita.
Mica: un luccichio con un’ombra
La mica (CI 77019) dà luminosità alle ciprie illuminanti e alle formule “glow”. Una parte della mica naturale, però, proviene da miniere dove è documentato il lavoro minorile. Per questo sono nate iniziative per filiere tracciabili e cresce l’uso della mica sintetica (synthetic fluorphlogopite).
Curiosità: tra i perlescenti c’è anche l’ossicloruro di bismuto (CI 77163). Il bismuto delle ciprie ottocentesche è ancora qui.
Ossidi di ferro: i colori dell’incarnato
Gli ossidi di ferro danno il colore: CI 77491 (rosso), CI 77492 (giallo) e CI 77499 (nero). Combinati in proporzioni diverse creano tutte le sfumature dell’incarnato.
Biossido di titanio: vietato nel piatto, ammesso sul viso
Il biossido di titanio (CI 77891) è un pigmento bianco e coprente. Dal 2022 non è più ammesso negli alimenti come additivo E171, ma resta consentito nei cosmetici. Per le polveri libere per il viso esistono limiti specifici, legati al rischio di inalazione delle particelle più fini (Reg. UE 2021/850). Stessa sostanza, regole diverse a seconda della via di esposizione.
Silice, caolino e amidi
- Silice: effetto opacizzante e soft focus, minimizza l’aspetto dei pori.
- Caolino: argilla bianca che assorbe il sebo.
- Amidi di riso o di mais: alternative vegetali al talco. Nella “polvere di riso” di oggi, il riso c’è davvero.
- Stearati (di magnesio o zinco): aiutano la polvere a restare compatta e ad aderire alla pelle.
E i glitter?
Dal 2023 il Regolamento (UE) 2023/2055 sulle microplastiche ha vietato i glitter sfusi in plastica. Per i prodotti per il make-up è previsto un periodo di transizione più lungo prima del divieto.
Come leggere l’etichetta di una cipria
Gli ingredienti sono elencati con i nomi INCI, in ordine decrescente di concentrazione; sotto l’1% l’ordine è libero. I coloranti compaiono in fondo con il loro numero Colour Index (CI). Nell’Unione Europea si possono usare solo i coloranti elencati nell’Allegato IV del Regolamento (CE) 1223/2009.
| In etichetta trovi | Cos’è | A cosa serve |
|---|---|---|
| Talc | Talco | Scorrevolezza, opacità |
| Mica / CI 77019 | Mica | Luminosità |
| Synthetic Fluorphlogopite | Mica sintetica | Luminosità, alternativa alla mica naturale |
| Silica | Silice | Opacizzante, soft focus |
| Kaolin | Caolino | Assorbe il sebo |
| Oryza Sativa Starch / Zea Mays Starch | Amido di riso / di mais | Alternativa vegetale al talco |
| Magnesium Stearate / Zinc Stearate | Stearati | Compattezza e adesione |
| CI 77491, CI 77492, CI 77499 | Ossidi di ferro | Colore |
| CI 77891 | Biossido di titanio | Bianco, coprenza |
| CI 77163 | Ossicloruro di bismuto | Effetto perlato |
Se vedi la dicitura [nano] accanto a un ingrediente, significa che è presente in forma di nanomateriale: anche questo è un obbligo previsto dal Regolamento.
Cipria oggi: più sicura, ma sempre sotto osservazione
Dal piombo dei Romani all’amido di riso di oggi, la cipria è cambiata profondamente. Il desiderio è rimasto lo stesso: una pelle uniforme e luminosa. Quello che è cambiato è la sicurezza: oggi ogni ingrediente è regolato, valutato e, quando serve, rimesso in discussione alla luce di nuove evidenze scientifiche.
Il caso del talco lo dimostra: la normativa cosmetica è in continua evoluzione. Se lavori nel settore e vuoi restare aggiornato su classificazioni, divieti e nuove proposte di legge, scopri Scienza Cosmetica+. Se devi tradurre queste novità in decisioni operative per la tua azienda, c’è SCUPgrade.
E tu, che ricordo hai della cipria? Raccontacelo nei commenti o sul nostro profilo Instagram.
Domande frequenti sulla cipria
Meglio la cipria con o senza talco?
Il talco garantisce scorrevolezza e un finish opaco, ma è oggetto di una revisione regolatoria in Europa. Le ciprie talc-free usano amidi, silice e caolino e offrono risultati simili. La scelta dipende dalla texture preferita e dalle proprie convinzioni sugli ingredienti.
La cipria di riso contiene davvero riso?
Oggi spesso sì: in etichetta compare come Oryza Sativa Starch. In passato, invece, “polvere di riso” era soprattutto un nome commerciale e il prodotto conteneva talco, caolino o ossido di zinco.
Che differenza c’è tra cipria libera e compatta?
La cipria libera è una polvere sciolta, leggera e ideale per fissare il trucco. Quella compatta contiene leganti, come gli stearati, che la rendono pratica da portare in borsa per i ritocchi.
Come si legge l’etichetta di una cipria?
Gli ingredienti sono elencati con i nomi INCI in ordine decrescente di concentrazione. I coloranti si riconoscono dal numero CI, per esempio CI 77491 per l’ossido di ferro rosso.